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Il filo di Arianna

IL FILO DI ARIANNA

Ognuno di noi ha una storia. Quella di Arianna è un cerchio: da Arezzo alla Cambogia, passando per “l’inferno”, fino alla rinascita

👉Appesa a un filo, fragile.

Passano i mesi, ma il filo tiene perchè camminando, sotto i piedi senti che c’è ancora strada, che si può e si deve andare avanti. Così, quel filo si fa direzione, seconda chance e le mani dapprima incerte, ora sono ferme, forti, tanto da afferrarlo e dominarne ogni movimento. Il filo si trasforma in nuova trama della tela da tessere, nei giorni che verranno.

👉Il filo di Arianna

è fatto di anni giovani, profumati e luminosi, carichi di voglia di vita nonostante tutto, intrisi dell’unica parola con un senso compiuto, profondo e infinito che valga la pena mettere al primo posto, il lievito madre dei giorni cattivi e buoni: musica. Giorni cattivi e giorni buoni

👉I giorni cattivi

del tumore, delle sale operatorie, della disperazione, dei lunghi mesi di chemio e delle lente sedute di radio, del corpo che si trasforma e non puoi farci niente, di tutto ciò che sta capitando tuo malgrado e non sembra vero, quasi ti ritrovi a osservarlo fuori da te, come allo specchio. Eppure ci sei dentro, mani e piedi; l’unica cosa veramente utile, è lavorare pancia a terra per fare in modo che il percorso stabilito dai camici bianchi finisca prima possibile. Si contano alla rovescia i giorni – è successo anche a me – diversamente dalla cosiddetta “normalità” del tempo che scorre, perchè il tumore non ha niente di “normale” e andare all’indietro significa sottrarre il numero delle terapie che restano rispetto al computo iniziale. Il filo di Arianna ha appeso i suoi colorati 38 anni a una prova pazzesca e lei ha accettato la sfida, camminato a testa bassa e tagliato il traguardo, poche settimane fa. Soldato Arianna Malatesti, i miei rispetti, la Patria è fiera di te!

👉I giorni buoni:

fine terapia, vita nuova. Arianna è una donna in rinascita, la musica e il suo violino sono l’antidoto al dolore. Il viaggio nella malattia le ha insegnato a “guardare le cose dall’alto, cioè da una prospettiva più interiore, profonda. Ho imparato a sentire il centro di me stessa, proprio in mezzo al mio corpo, scoprendo una consapevolezza maggiore di quella che si usa per vivere. E’ una parte di me che sta venendo fuori e mi guida”. Ora, in ogni centimetro di pelle sta scivolando il ‘peso’ dei farmaci, la stanchezza degli effetti collaterali e si fa strada la contezza che “tutto andrà bene; le cose accadono per un motivo e alla fine, non c’è mai niente di tragico. E’ un pensiero che mi fa guardare la realtà anche da fuori, come in uno schermo nel quale a volte entro, mi arrabbio, mi vengono le lacrime; a volte invece riesco a trovare un luogo dove regna una pace bellissima e mi rendo conto che ci sono cose stupende che riportano alla vera essenza della vita: è una danza molto bella, è la mia visione, il sapere cosa conta veramente. La musica esprime tutto questo e ti conduce in un altrove incredibile”.

L’anticorpo

Il rapporto con la musica comincia dove le parole non arrivano, nel linguaggio che lei usa in maniera artistica quando respira, quando assegna a ogni movimento e pensiero un ritmo, una danza. “Il ritmo della musica riesce ad arrivare alle emozioni di una persona e comunica con un linguaggio che va oltre le parole, permettendo di esprimere sentimenti e stati d’animo che normalmente non riusciresti a tirare fuori da te”. Arianna descrive la musica come “un bellissimo specchio che rimanda un’immagine altrettanto bella di chi sei e ciò che potresti essere. Ti attraversa con il suono e l’armonia, rimandandoti la parte migliore di te, calmando ogni preoccupazione. Se prendi un violino e suoni, passano due ore e nel frattempo non è successo niente di tragico intorno a te, eppure dentro di te è esplosa la bellezza”.Nei mesi delle terapie, Arianna ha camminato con la musica ma il violino sembrava pesantissimo e le dita non andavano dove e come voleva lei; ciononostante “ho respirato la bellezza e quando l’energia ha cominciato a rifluire, il violino è diventato leggero come una piuma e le mie dita velocissime: una gioia infinita”. Bisognerebbe considerare l’opzione di Arianna in ogni prova della vita, “usare” la musica come toccasana interiore, anticorpoal dolore. La sua testimonianza è un esempio, per tutti.Lei trasmette la musica ai bambini, allenandoli a sviluppare anticorpi utilissimi per il viaggio della vita, ma c’è voluto molto tempo prima di trovare la dimensione vera e un viaggio in #Cambogia durato quattro anni. Da Arezzo a Phnom Pehn

👉Un’infanzia non tutta rose e fiori, la passione per la musica, il liceo musicale e una formazione rigorosa perchè lei voleva (e vuole) tutto dalla musica, il massimo. Ma a volte la vita fa giri strani e la musica rimane dietro le quinte anziché sul palcoscenico nei suoi progetti di giovane donna. Un lavoro dietro il bancone del bar di un supermercato non è il massimo ma quanto serve per vivere in quel momento, eppoi è un posto fisso. Arianna pensa al progetto che coltiva tra un caffè e l’altro e la musica, alla fine, prenderà il sopravvento, scombinerà i piani. L’idea di buttare tutto all’aria, cambiare aria e ricominciare in un luogo lontanissimo dalla città delle radici, degli affetti, degli amici è la molla che un giorno diventa un biglietto aereo e un trolley carico d’entusiasmo e sogni. E’ il 2013 e Arianna fa i conti con un mondo nuovo. Alti e bassi ma su tutto la musica è rimasta ancora al suo fianco, è stata lì a dirle qual è la strada che ancora non aveva individuato ma sentiva dentro di sé. La strada è la musica e la musica è il progetto che da sola ha realizzato in un paese lontano, con i bambini di una scuola internazionale. Arianna cresce e con lei cresce la responsabilità, fino a diventare manager dell’istituto che accoglie allievi australiani, cinesi, coreani. “Un’esperienza incredibile, ho capito che in qualsiasi luogo io mi trovi, la musica sarà sempre con me e mi darà la chiave di lettura per la vita; è la mia àncora di salvezza, mi ha dato un’identità e fatto scoprire il talento che non sapevo di avere: un talento pedagogico-musicale”. E’ in questo tempo e in questo Paese ai confini del mondo che Arianna mette a punto il metodo di insegnamento basato sull’universalità del linguaggio musicale. “Ho capito che era ciò che volevo fare e, rientrata in Italia, l’ho realizzato”.AreaMondo – Music & English

👉Areamondo.

Nome evocativo: c’è dentro Arianna e il metodo didattico basato sulla combinazione tra studio della musica e studio della lingua inglese. Una “combinazione tra razionalità e parte emotiva, un equilibrio naturale che la musica esalta e armonizza”. Ci sono bambini curiosi ed entusiasti alle lezioni di Arianna che ha continuato a sostenere anche durante i viaggi a Firenze per visite e terapie: “Partivo in treno all’alba e tornavo nel primo pomeriggio per fare scuola”. Non si è mai fermata e nemmeno la sua musica. Tutta la musica, perchè ai bambini insegna a “mantenere aperti determinati canali delle emozioni che li aiuteranno a esplorare la vita a 360 gradi; niente convenzioni né stereotipi, insegno a lasciarsi attraversare dalla musica, il resto lo fa lei. Io mi metto al servizio della musica e di ogni allievo”. Dai suoi piccoli musicisti riceve molto e l’esperienza didattica si è tradotta in libri, video, giochi, strumenti multimediali che anche nel tempo sospeso del coronavirus aiutano a restare connessi con il mondo e nel caso della musica di Arianna, sopratutto con se stessi. Chi entra e decide di restare in Areamondo “deve sorridere, provare gioia”, è la regola. Areamondo nel viaggio dentro il tumore è stata “forza, costanza e perfino un po’ di magia perchè è stato bellissimo capire che si può andare oltre i limiti. L’oncologo all’inizio mi aveva detto: scordati ciò che fai perchè duranta la terapia non ne avrai la forza. E’ stato il contrario. Areamondo è la mia passione, non l’ho mai mollata e lei non ha mollato me”.👉Ascolto le parole di Arianna e penso a Ezio Bosso le cui parole andrebbero meditate ogni santo giorno. “La musica è di tutti, la scrivi per lasciarla agli altri”, ha detto il grande musicista che ha attraversato il dolore con la forza della vita. Arianna ha la stessa tensione al valore salvifico della musica che ripara l’anima e rigenera il corpo. “Quando suono sento di appartenere alla musica ma sono un tramite, non sono io la musica. Quando suono sento come un’esplosione di energia che amplifica emozioni e messaggio; la musica è il megafono che amplifica il messaggio ma non arriva da te perchè ti attraversa ed è proprio la musica a fartelo provare ed esprimere. Vivo la musica fino in fondo, sono una cosa sola con il violino e la offro nel modo più bello e più puro”. Brividi.

👉Il primo minuto

dopo l’ultima seduta di radio per Arianna è stato come “camminare sulla luna. Un senso di libertà e di leggerezza, colori più accesi, luce ovunque. Quando ho voltato le spalle al camice bianco e mosso i primi passi verso l’uscita dall’ospedale, ho sentito di aver vinto”. La musica è la sua ricompensa.

Articolo di

Lucia Bigozzi

Arianna, insegnante di musica. La sua vita fra Arezzo e l’Asia. https://www.linkedin.com/in/arianna-malatesti-3451308a/en https://www.facebook.com/profile.php?id=100007217387946 https://www.cittadiniditwitter.it/author/lucia-bigozzi/ https://www.gruppoalbatros.com/prodotti/ai-confini-della-vita-lucia-bigozzi/ https://it.linkedin.com/in/lucia-bigozzi-b1a57247 https://www.facebook.com/lucia.bigozzi.3

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