Articolo del volontariato

 Il primo giorno che sono arrivata in questa scuola sono stata accolta a braccia aperte. Ho parlato con il Preside e la sua assistente. Mi sorridevano, ed erano estasiati e onorati della mia decisione di fare volontariato all’interno della loro associazione, offrendo lezioni di musica ai bambini. Li ho rincuorati con mille sorrisi. Quando ho chiesto loro di visitare la scuola e vedere i bambini, gli si sono accesi gli occhi e hanno preso coraggio. Nel mio pellegrinaggio, alla scoperta di questa nuova esperienza, ad un certo punto, mi sono accorta che ero letteralmente seguita da un branco di studenti di qualsiasi età. Come mi sono voltata e stato uno spettacolo vedere tutti  i loro volti. Li ho impressi nella mia mente e nessuna foto potrà rendere grazie a quel momento magico. Potevo leggere nei loro volti una miriade di emozioni: lo stupore, la paura, la gioia, l’ entusiasmo, la curiosità, il dubbio, la spavalderia. Ho seguito bambini all’ interno di scuole internazionali ( EWS – East West International School). Con il ruolo di Capo degli studi e programmi musicali in una scuola privata, sono venuta a contatto con molti bambini di famiglie benestanti. Adoro il mio lavoro, ma sentivo che mi mancava qualcosa. Non potevo ricoprire quella posizione, avere il potere di decidere e non intraprendere un progetto di volontariato come quello che ho intrapreso. Credetemi, non c’e soddisfazione migliore che vedere bambini felici e orgogliosi del loro lavoro.
Purtroppo però, venendo a stretto contatto con questa realtà, ho scoperto aspetti della povertà dei bambini cambogiani, che non avevo conosciuto fino a quel momento. Molti vengono da famiglie povere. Quando intendo povere non mi riferisco solo ai soldi, ma purtroppo sono povere di spirito, di educazione e cultura. Trattano i propri figli come manovalanza, merce di scambio. Spesso non se ne curano, li lasciano con fratelli più grandi che fumano, bevono. Immaginatevi vedere un bambino di 7 anni che fuma e vomita, mentre i genitori lo picchiato, perchè dopo una giornata di lavoro è stanco e si lamenta. Convincere le famiglie a mandare i bambini a scuola, è spesso una missione impossibile.
Spesso quando si riesce a convincere i genitori, i bambini frequentano la scuola per un mese al massimo e poi spariscono. Sta ai componenti della scuola e al loro buon cuore ad andare casa per casa a riacchiappare i bambini e convincere i genitori.
A volte, si  a la fortuna di incontrare delle famiglie con dei genitori cosi belli che quando li guardi negli occhi e gli vedi le pupille brillare di una gioa infinita, ti poni tanti perché. Perché sono poveri, perché sono felici, perché sono diversi.  Quale è la storia che li ha portati ad essere diversi. Quando si parla di Cambogia e della generazione che adesso si ritrova ad essere genitore, è giusto ricordare che stiamo parlando di persone che hanno vissuto il regime di Pol Pot e dei Khmer Rouge.
Ogni uno di loro avrebbe una storia particolare da raccontare.
Attraverso il racconto della loro storia passata, si potrebbero arrivare a capire alcune dinamiche, aiutarli a rivivere il passato e quindi a tirar fuori le emozioni negative e guarire da un terribile incubo. Purtroppo questo in Cambogia non avviene, perché nella cultura cambogiana, ha importanza il qui e ora. Non vogliono ricordare, ma dimenticare. Il passato non e importante dicono. Mentre i monaci sono ancora detentori di un sapere profondo, derivante dalla cultura buddista, la povera gente, purtroppo, rivisita in chiave semplicistica nozioni che provengono dalla religioni buddista. La povera gente non ne capisce veramente il significato. Non comprende la differenza tra trasformare una esperienza negativa attraverso la disciplina della meditazione e reprimere tutto dentro soffocandolo nel profondo. Sono persone che vengono da una tradizione di poveri contadini analfabeti che un bel giorno si sono riuniti tutti insieme e hanno deciso di sterminare tutti quelli che ne sapevano anche solo un po più di loro.
Il progetto pensato da me prevedeva quindi una parola prioritaria felicita. Prima che insegnare musica la mia missione principale era trovare il modo di insegnarla, educando i bambini alla felicita, alle emozioni, al sentirsi orgogliosi, grati alla vita, amati. Insegnare a sviluppare e tenere accesa l’ intelligenza emotiva. Ogni giorno una gioia, una festa di musica e colori.
La musica è uno strumento perfetto per svolgere un compito di recupero psichico.
Con questi bambini, non ho mirato ad insegnare uno strumento in particolare, ne ad insegnare qualche genere musicale. Ho utilizzato la musicoterapia. Ho sviluppato giochi musicali, dove il bambino era indirizzato a fare un cammino su di se e poi con gli altri.
Ho utilizzato tutta la mia conoscenza conoscenza musicale, unita all’esperienza che ho potuto vivere nei templi buddisti, dove i monaci mi hanno introdotto alla musica cambogiana e alle loro cantilene